"Lui ha più da perdere rispetto a me" ha detto Clemente Russo riferendosi a Momo Elmaghraby.
Ha ragione: se lo sconfitto fosse "Tatanka" niente cancellerà i suoi grandi trionfi e il suo prestigio, mentre se a perdere fosse Momo la sua carriera subirebbe uno stop brusco.
Ma un conto è avere poco da perdere, un altro conto è rischiare. E Clemente, accettando il match, si è esposto ad un rischio evidente a chiunque.
Il primo nemico di Russo non è Elmaghraby, ma la carta d'identità.

A 44 anni i riflessi potrebbero non avere la stessa immediatezza dei tempi d'oro. La capacità di assorbimento dei colpi potrebbe essersi ridotta. I tempi di recupero potrebbero essere più lenti. Nel pugilato un decimo di secondo di ritardo nello schivare un colpo può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Anche pesante.
Certo, le sessioni di sparring possono dare delle indicazioni utili, ma lo sparring non è un match: il dispendio energetico è totalmente diverso perché la tensione è su livelli imparagonabili. E quindi le risposte esatte al momento non le conosce nessuno. Nemmeno lui.


Poi c'è il tema legato alle motivazioni.
Per Russo si tratta di una sfida con sé stesso, mentre per Elmaghraby questo match è un'occasione pazzesca: battere un'icona del pugilato italiano significa dare una spinta decisiva alla propria carriera, anche a livello mediatico. Per questo il 21 novembre Russo salirà sul ring per vincere, Momo ci salirà per il match della vita.
In definitiva, per Clemente questa è un'avventura romantica ma, al tempo stesso, una totale incognita. Con tutti i rischi del caso.
In definitiva, per Clemente questa è un'avventura romantica ma, al tempo stesso, una totale incognita. Con tutti i rischi del caso.