Riccardo Valentino non è più soltanto un ex dilettante della nazionale.
Valentino oggi è un professionista di qualità, detentore del titolo italiano dei pesi supermedi dopo una grande vittoria per KO in piena trasferta. E il 21 novembre cercherà di difenderlo dall'assalto di Yassin Hermi.
Valentino oggi è un professionista di qualità, detentore del titolo italiano dei pesi supermedi dopo una grande vittoria per KO in piena trasferta. E il 21 novembre cercherà di difenderlo dall'assalto di Yassin Hermi.

"E' un onore debuttare sul grande palcoscenico di TAF e sono convinto di poter stupire. Sto sul ring da una vita, con la nazionale ho affrontato grandi pugili e anche da professionista ho già esperienze importanti all'estero".
Esperienze che, secondo il 30enne di Marcianise, gli permetteranno di fare la differenza contro Hermi.
"Hermi è un buon pugile e non va sottovalutato, ma io ho combattuto contro veri e propri campioni e quindi lui non mi spaventa".
Ma non c'è solo quello.

"Ho sentito che parla spesso di fame e di rabbia. Beh, io credo di averne come lui: mio papà è stato vittima della camorra. Mia mamma mi ha cresciuto da sola da quando avevo 2 anni. Dentro di me ho sempre quella rabbia che mi permette di rialzarmi e di lottare con tutto me stesso".
Quello di Valentino è un passato durissimo in cui il pugilato è stato il faro per trovare la strada.
"Mi ha salvato il maestro Domenico Brillantino, lo stesso che ha creato Clemente Russo e Vincenzo Mangiacapre. Pur di togliere i ragazzi dalla strada ci veniva fisicamente a prendere sotto casa, suonando il clacson con la macchina per dirci che dovevamo seguirlo in palestra. Io l'ho fatto. Posso dire che, a suon di cazzotti, ho risollevato la mia vita e adesso sono pronto per qualsiasi sfida".
La prima sarà fondamentale per il suo futuro: la tappa di Milano è decisiva per il viaggio di Valentino nella boxe di alto livello.
